Da marzo 2026 i prezzi dell’energia hanno ripreso a salire. Non si tratta dei livelli del 2022, quando il gas aveva toccato picchi storici mai visti prima: la situazione attuale è diversa, più contenuta e più gestibile. Ma è comunque un aumento che si sente in bolletta, e vale la pena capirne le ragioni.
La causa è geopolitica, e riguarda un punto della mappa, lo Stretto di Hormuz, che molti non avevano mai sentito nominare prima di quest’anno. Capire cosa è successo, con la giusta prospettiva, aiuta a prendere le decisioni giuste: senza allarmarsi, ma senza nemmeno ignorare la situazione.
In questo articolo spieghiamo le cause, i numeri reali e cosa conviene valutare per ogni tipo di situazione, famiglie, PMI e condomini. Con un confronto diretto con i prezzi del 2022, per dare la misura esatta di dove siamo.
Cos’è successo: la cronologia essenziale.
Il 28 febbraio 2026 un’escalation militare in Medio Oriente ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. Attraverso quello stretto transita circa un quinto di tutto il gas naturale liquefatto che circola nel mondo via mare. La notizia ha innescato immediatamente una reazione dei mercati energetici europei.
Immaginate un corridoio lungo pochi chilometri, tra Iran e penisola arabica, attraverso cui passa una quota enorme del gas che riscalda le case europee. Quando si chiude, tutta quella catena di approvvigionamento si inceppa e i mercati reagiscono scontando in anticipo le possibili carenze future.
La reazione è stata rapida: il prezzo del gas europeo, il TTF olandese che è il benchmark di riferimento per l’intero continente, è salito del 56% in poche settimane, da 32 €/MWh di febbraio a oltre 50 €/MWh l’11 marzo 2026, con punte di 61,85 €/MWh (fonte: ECCO Climate, Geopolitica.info). In Italia il riflesso è stato immediato sul PSV, il nostro indice di riferimento per il gas naturale.
Il contesto era già fragile: le tensioni nel Mar Rosso avevano creato instabilità nelle rotte commerciali nei mesi precedenti, minacciando anche Bab el-Mandeb, il punto di accesso meridionale verso l’Asia (fonte: Confartigianato, luglio 2026). Hormuz ha aggravato una situazione già sotto pressione.
Il 15 giugno 2026 un accordo provvisorio tra USA e Iran ha consentito la riapertura parziale dello stretto. I prezzi hanno reagito positivamente, con il TTF in calo del 9,5% in una seduta (fonte: Facile.it, giugno 2026). La volatilità, però, non è scomparsa: i mercati continuano a scontare l’incertezza residua e la situazione rimane da monitorare.
Per il contesto geopolitico di questa crisi e le sue implicazioni per l’Europa, è utile la lettura dell’analisi dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), che ha seguito l’evoluzione degli eventi fin dall’inizio.
I numeri: cosa è successo ai prezzi in Italia.
In Italia il gas ha raggiunto 85 c€/Smc a settembre 2026, in aumento rispetto ai livelli di inizio anno. L’energia elettrica ha toccato i 180 €/MWh ad agosto (nostre elaborazioni su dati GSE e ARERA). Sono valori che si sentono in bolletta, ma restano lontani dai picchi del 2022: il contesto è in una fase di volatilità, non paragonabile all’emergenza di tre anni fa.
Vale la pena mettere i numeri in prospettiva con un confronto diretto.
| Indicatore | Picco 2022 | Settembre 2026 | Quanto siamo lontani dal picco |
|---|---|---|---|
| Prezzo gas (PSV/TTF) | oltre 300 €/MWh (agosto 2022) | 85 c€/Smc (circa 85 €/MWh) | circa il 72% in meno |
| Prezzo energia (PUN) | oltre 540 €/MWh (agosto 2022) | 180 €/MWh (agosto 2026) | circa il 67% in meno |
| Bolletta gas media famiglia | circa 2.000-2.200 €/anno (2022) | stima circa 1.400-1.600 €/anno | circa il 30% in meno |
Fonte: nostre elaborazioni su dati GSE, ARERA, GME – valori indicativi.
Il quadro è chiaro: siamo in una fase di pressione sui prezzi, non in una nuova crisi energetica nel senso del 2022. Il gas a 85 c€/Smc è circa quattro volte inferiore al picco di quell’anno. L’energia elettrica a 180 €/MWh è circa un terzo del valore massimo registrato ad agosto 2022.
L’energia elettrica a 180 €/MWh ad agosto riflette sia il costo del gas, che alimenta ancora una parte significativa delle centrali italiane, sia la domanda estiva elevata. Il PUN aveva già mostrato oscillazioni settimanali significative nei mesi precedenti (fonte: nostre elaborazioni). La volatilità è una delle caratteristiche di questo periodo, non il segnale di un peggioramento strutturale.
| Indicatore | Valore (settembre 2026) | Stima variazione 2026-2027 |
|---|---|---|
| Prezzo gas (PSV) | 85 c€/Smc | +21% sull’anno termico |
| Prezzo energia (PUN picco agosto) | 180 €/MWh | +12% sulla spesa annua |
| Costo netto per l’Italia (marzo-agosto) | circa 10 miliardi di $ | Impatto stimato su inflazione: +1 p.p. |
Fonte: nostre elaborazioni su dati GSE, ARERA, Energia Oltre (agosto 2026).
Le stime per il 2026-2027, +12% sulla spesa elettrica e +21% sul gas, sono proiezioni basate sull’andamento attuale dei mercati a termine. Non sono certezze: la situazione può evolvere in positivo se la stabilizzazione geopolitica si consolida, o in negativo se emergono nuove tensioni. Ragionare con le informazioni disponibili oggi è comunque più utile che aspettare.
Cosa cambia concretamente sulla tua bolletta.
Le variazioni di prezzo all’ingrosso si trasmettono alle bollette finali con tempi e modalità diverse a seconda del tipo di contratto. Chi ha un contratto a prezzo variabile sente l’aumento quasi in tempo reale. Chi ha un prezzo fisso è protetto per la durata del contratto, ma il nodo si sposta al momento del rinnovo.
Contratto a prezzo variabile: la componente materia prima si aggiorna mensilmente o trimestralmente sul PSV (per il gas) o sul PUN (per la luce). Se sei in variabile, l’aumento dei mesi estivi si sta già riflettendo sulle bollette autunnali. È il momento di fare un’analisi attenta della situazione, ma non necessariamente di correre a bloccare il prezzo: nel contesto attuale, con prezzi già su livelli elevati, passare al fisso significa cristallizzare quei valori per uno o due anni. Se i mercati tornassero a scendere, resteresti vincolato a un prezzo più alto. Per capire come ragionare su questa scelta: prezzo fisso o variabile: guida alla scelta per aziende.
Contratto a prezzo fisso: sei protetto fino alla scadenza. L’attenzione deve essere sulle condizioni di rinnovo: molti contratti fissi firmati prima della crisi scadono tra fine 2026 e inizio 2027, e potrebbero rinnovarsi automaticamente a condizioni molto meno favorevoli. Segnati la data di scadenza e agisci prima del rinnovo automatico.
Contratto in scadenza: attenzione al prezzo fisso in questo momento. È la situazione che richiede più cautela. L’istinto di “bloccare il prezzo” in un periodo di incertezza è comprensibile, ma farlo adesso, con il gas a 85 c€/Smc e la luce a 180 €/MWh, significa rischiare di pagare quei valori per uno o due anni anche se i mercati dovessero normalizzarsi nei prossimi mesi. Al contrario, restare in variabile mantiene la possibilità di beneficiare di eventuali discese, ma espone agli aumenti stagionali invernali. Non esiste una risposta universale: dipende dalla tua capacità di assorbire la variabilità e dall’entità della fornitura. Una valutazione caso per caso, con chi conosce i mercati e non ha interesse a venderti un contratto specifico, è l’unico approccio sensato.
Bonus Sociale: le famiglie con ISEE inferiore a 9.796 € (soglia aggiornata da ARERA dal 1° gennaio 2026, fonte: ARERA) ricevono il Bonus Sociale direttamente in bolletta. In periodi di prezzi elevati, lo sconto in valore assoluto rimane invariato ma il suo peso relativo sul totale si riduce. Verificare di avere la DSU aggiornata al CAF è il primo passo per non perdere il beneficio.
Cosa fare adesso: le azioni concrete per ogni profilo.
La cosa più importante in un periodo di volatilità è non fare nulla per mancanza di informazioni. Conoscere i propri consumi, il tipo di contratto e la scadenza è il punto di partenza per qualsiasi decisione ragionata.
Per le famiglie e i privati.
Controlla il tipo di contratto che hai: fisso o variabile. Trovi l’informazione sulla bolletta nella sezione “dati della fornitura” o nell’area clienti online del fornitore. Se sei in variabile con una scadenza contrattuale vicina, è il momento giusto per una valutazione. Se hai già il fisso, verifica quando scade e cosa prevede il rinnovo automatico. In ogni caso, un’occhiata ai consumi reali vale sempre: bollette più alte possono nascondere inefficienze nell’impianto o nelle abitudini che valgono centinaia di euro l’anno.
Per le PMI e le aziende.
In un contesto come questo, per le forniture di una certa dimensione, conoscere l’andamento del PSV e del PUN non è opzionale. Un consulente energetico indipendente aiuta a decidere quando e se ha senso bloccare il prezzo, senza conflitti di interesse con i fornitori. Attenzione: in un periodo di prezzi già elevati come quello attuale, bloccarsi su un fisso a uno o due anni potrebbe rivelarsi costoso se i mercati si stabilizzano. Il variabile ben monitorato è spesso la scelta più flessibile. Se sei in fisso con scadenza imminente, evita il rinnovo automatico: è quasi sempre la condizione più sfavorevole. Valuta anche l’efficientamento come leva strutturale: ridurre i consumi è l’unica azione che protegge dalla volatilità indipendentemente dall’andamento dei mercati. Per una panoramica degli incentivi disponibili: incentivi efficienza energetica 2026-2027.
Per i condomini e gli amministratori.
Il contratto condominiale di luce e gas è spesso il più trascurato e quello con più margine di miglioramento. Una verifica rapida delle condizioni contrattuali e una proposta di analisi energetica da portare in assemblea possono generare risparmi significativi senza richiedere investimenti immediati.
| Profilo | Impatto stimato 2026-2027 | Azione prioritaria |
|---|---|---|
| Famiglia con contratto variabile | +12% luce, +21% gas vs anno precedente | Valutare passaggio al fisso prima dell’inverno |
| PMI con fornitura significativa | Impatto diretto sui costi operativi | Analisi contratti e valutazione efficientamento |
| Condominio con contratti non ottimizzati | Variabile, spesso superiore alla media | Verifica contratti + analisi consumi parti comuni |
Per una guida completa su come ridurre la spesa energetica indipendentemente dalla situazione di mercato: risparmio in bolletta: la guida completa.
Il contesto più ampio: perché l’Italia è più esposta alla crisi energetica 2026.

L’Italia importa circa l’85% del gas che consuma e produce ancora una parte significativa di energia elettrica attraverso centrali a gas. Questo rende il nostro Paese strutturalmente più sensibile alle crisi di approvvigionamento rispetto ai Paesi europei con una quota maggiore di rinnovabili o di nucleare.
A inizio marzo 2026 circa il 46% della produzione elettrica nazionale dipendeva ancora dal gas (contro il 38% del 2025). Ogni rialzo del gas si trasmette direttamente al costo dell’elettricità, amplificando l’effetto rispetto ai Paesi con mix energetici più diversificati.
La risposta europea alla crisi ha incluso misure di emergenza: stoccaggi di riserva, accordi alternativi con Algeria e Norvegia. L’Algeria, principale fornitore di gas dell’Italia via gasdotto, ha svolto un ruolo chiave nel mantenere la continuità degli approvvigionamenti durante i mesi più critici (fonte: ISPI, giugno 2026).
La buona notizia, e vale la pena dirla, è che rispetto al 2022 l’impatto è stato più contenuto. L’installazione record di rinnovabili negli ultimi anni ha ridotto parzialmente la trasmissione degli shock del gas sull’elettricità. Non è sufficiente, ma è un segnale che la struttura del sistema energetico sta lentamente cambiando.
La crisi del 2022 e quella del 2026 hanno una cosa in comune: dimostrano che la dipendenza dalle importazioni fossili è un rischio economico concreto, non solo ambientale. La transizione alle fonti rinnovabili ha anche questo significato pratico: più si produce in casa, meno si è esposti a quello che succede nel Golfo Persico.
Per i dati e le analisi sulla situazione del mercato gas italiano: aumento bollette gas 2026: perché e cosa succederà.
Cosa non fare in questo momento.
In un contesto di volatilità, i due errori più comuni sono opposti: agire d’impulso oppure non fare nulla. Entrambi possono costare caro.
Non cambiare contratto senza confronto. Un fornitore che ti contatta in un momento di incertezza potrebbe non offrire le condizioni migliori. In periodi di prezzi elevati, le offerte commerciali aggressive sono frequenti. Verifica sempre con una fonte indipendente prima di firmare.
Non rinnovare automaticamente. Il rinnovo automatico alla scadenza è quasi sempre la condizione più sfavorevole. Se il contratto è in scadenza, meglio segnalarselo con anticipo e valutare le opzioni disponibili nel mercato.
Non aspettare che i prezzi scendano per agire sull’efficientamento. Ridurre i consumi vale sempre, ma vale ancora di più quando i prezzi sono alti. Ogni kWh o Smc risparmiato a 180 €/MWh vale il triplo di quello risparmiato a 60 €/MWh. Il momento migliore per fare un’analisi dei consumi non è quando i prezzi calano: è adesso.
Il consiglio di Inwega.
In Inwega seguiamo l’andamento dei mercati energetici ogni giorno. Sappiamo che le notizie degli ultimi mesi creano preoccupazione, e capire come si riflettono sulla propria situazione specifica non è semplice, perché ogni contratto, ogni profilo di consumo e ogni settore reagisce in modo diverso.
La cosa più utile che puoi fare adesso è avere un quadro chiaro della tua situazione: quali contratti hai, quando scadono, quanto stai consumando davvero. Da lì si ragiona insieme, con calma, senza fretta e senza interessi di parte.
Non siamo qui per vendere soluzioni preconfezionate. Siamo qui per aiutarti a capire e a scegliere. Se vuoi confrontarti, siamo a disposizione.
Contatta il tuo consulente Inwega dedicato oppure richiedi l’analisi gratuita della tua situazione energetica: ti rispondiamo entro 48 ore.
Le domande più frequenti sulla crisi energetica 2026.
Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso? No. Il 15 giugno 2026 è stato firmato un accordo provvisorio che ha consentito la riapertura parziale. La situazione resta monitorata: i flussi sono ripresi ma la volatilità nei prezzi non è scomparsa, perché i mercati scontano ancora l’incertezza geopolitica residua.
Devo cambiare fornitore adesso? Non necessariamente. Dipende dal tipo di contratto che hai e dalla sua scadenza. Cambiare in fretta in un periodo di prezzi elevati può rivelarsi sbagliato tanto quanto non fare nulla. Chiedi una valutazione prima di decidere.
L’aumento del 12% e del 21% è già nei prezzi attuali o è in arrivo? È in parte già nei prezzi attuali di agosto-settembre 2026 e in parte stimato per l’anno termico 2026-2027. Le bollette autunnali e invernali rifletteranno l’andamento dei mesi estivi, con un effetto che si consoliderà tra ottobre e marzo.
Cosa posso fare se non riesco a pagare la bolletta? Se sei una famiglia in difficoltà, verifica se hai diritto al Bonus Sociale (ISEE ≤ 9.796 €, soglia aggiornata da ARERA dal 1° gennaio 2026): viene applicato automaticamente ma richiede la presentazione della DSU al CAF. Per le imprese in difficoltà, esistono piani di rateizzazione: contatta il fornitore prima che il debito si accumuli.

