Dati chiave del progetto scuola e centrale termica.
| Quasi dimezzati | 12 mesi | 1 sopralluogo | Comfort |
|---|---|---|---|
| i consumi di gas dopo un anno | di attesa prima di confrontare le bollette invernali | con un gestore calore per capire le cause | aule, mensa e stanza della nanna al primo posto |
A volte le collaborazioni più belle nascono fuori dall’ufficio. Una scuola paritaria dell’infanzia e primaria scrive alle famiglie: la centrale termica è datata, e alcuni ambienti non raggiungono temperature adeguate. La scuola cerca un tecnico.
Tra i genitori che leggono c’è una persona del team Inwega, genitore nella comunità scolastica, che risponde subito offrendo la propria disponibilità a prendere in carico la situazione. Un anno dopo, il confronto delle bollette invernali e soprattutto il comfort degli ambienti hanno detto se l’intervento aveva funzionato.
La situazione di partenza: una caldaia sempre sotto sforzo.
La centrale termica della scuola era in difficoltà: lavorava di continuo per raggiungere le temperature impostate, senza riuscire a garantire comfort in tutti gli ambienti. Il problema non era soltanto una caldaia datata, ma il modo in cui il calore veniva prodotto, distribuito e utilizzato nell’edificio.
Prima di intervenire è stato organizzato un sopralluogo insieme a un gestore calore, per capire le cause. Sono emersi malfunzionamenti, dispersioni termiche e una distribuzione del calore che non rispondeva alle reali necessità della scuola.
Il problema, letto in tre passaggi, era questo:
- Produzione: la centrale lavorava di continuo, con malfunzionamenti che la tenevano sotto sforzo senza garantire il risultato.
- Distribuzione: parte del calore si perdeva per dispersioni termiche, e quello che arrivava non era distribuito in modo efficiente.
- Utilizzo: il calore non seguiva le necessità reali dei diversi ambienti, che in una scuola cambiano per orario e per funzione.
Per questo non bastava sostituire o riparare un componente. Senza considerare l’impianto nel suo insieme, il problema alla radice sarebbe rimasto, e con lui le aule fredde e i consumi elevati. Chi cerca una soluzione per una centrale termica di scuola con aule che non si scaldano rischia di fermarsi alla caldaia, quando spesso conta quello che succede a valle.
La soluzione: prima eliminare gli sprechi, poi ottimizzare i consumi.
Dopo il sopralluogo, il consulente energetico Inwega ha predisposto un progetto con un obiettivo preciso: migliorare il comfort degli ambienti e ridurre il lavoro eccessivo della centrale termica. Prima si individuano dispersioni e inefficienze, poi si regola il calore in base all’uso reale degli spazi, dando priorità a quelli in cui serve di più.
L’ordine non è casuale. Regolare con precisione un impianto che disperde calore significa regolare uno spreco, e sostituire una centrale senza aver capito perché fatica significa spesso portarsi dietro lo stesso problema in una caldaia nuova. Per questo si parte dalle cause e si arriva alla regolazione per ultima.
Le dispersioni. Il primo passo è stato individuare le cause che impedivano all’edificio di raggiungere le temperature desiderate. Finché il calore si disperde, la centrale deve lavorare di più per compensare, ed è un circolo che si interrompe soltanto agendo sulla causa.
Le valvole termostatiche. Inwega ha consigliato l’installazione di valvole termostatiche sui radiatori, per regolare il riscaldamento in funzione dell’effettivo utilizzo degli spazi. Una valvola termostatica lavora per ambiente: lascia passare il calore che serve a mantenere la temperatura scelta e riduce il resto, invece di dare a tutti lo stesso calore per tutta la giornata.
Le priorità. In una scuola non tutti gli ambienti hanno le stesse necessità. Alcuni locali si usano solo in certi orari, altri richiedono più comfort: le aule, la mensa e soprattutto la stanza della nanna, dove riposano i più piccoli. La regolazione per ambiente serve proprio a questo, a mettere il calore dove conta.
Le forniture. In parallelo abbiamo ha verificato le condizioni e la gestione delle forniture energetiche della scuola, perché un impianto più efficiente ha senso se anche l’accordo di fornitura è adeguato all’uso reale.
I principi di programmazione e regolazione valgono, con le dovute differenze, per tutti gli spazi con orari discontinui: li abbiamo raccolti in riscaldamento invernale in azienda: 10 consigli per ridurre i costi.
Il risultato: aspettare un anno prima di misurare.
Per valutare i risultati Inwega ha scelto di aspettare un anno e confrontare le bollette dei mesi invernali successivi agli interventi con quelle del periodo precedente. I consumi di gas si sono quasi dimezzati, e gli ambienti sono diventati più confortevoli.
Aspettare non è stata lentezza ma stato metodo. Un confronto serio richiede una stagione completa e gli stessi mesi: soltanto così si confronta l’inverno con l’inverno, e non una settimana fredda con una settimana mite. Prima di quel confronto qualsiasi cifra sarebbe stata un’impressione.
Confrontare gli stessi mesi riduce l’effetto della stagione, ma non lo azzera: il clima e le presenze possono cambiare da un anno all’altro. Per questo il dato va letto come un ordine di grandezza, che dice quanto l’intervento ha pesato, e non come una promessa da replicare identica in ogni edificio.
Il risultato che conta di più, però, non è quello scritto in bolletta: è il miglioramento del comfort degli ambienti vissuti ogni giorno dai bambini.
Le persone al primo posto.

In un intervento di efficientamento l’attenzione va quasi sempre ai consumi. In una scuola viene prima il benessere di chi la vive. In quegli ambienti i bambini giocano, imparano, mangiano e riposano. Ci costruiscono la propria giornata e crescono, e per poterlo fare serenamente una temperatura adeguata è una condizione necessaria, non un dettaglio.
Ridurre i consumi è stato un grande risultato, contribuire a creare un ambiente migliore è stato il motivo più importante per raggiungerlo. L’energia deve essere al servizio delle persone, e il bello dell’avere delle competenze è metterle a disposizione.
E nel tuo istituto, l’energia viene utilizzata nel modo giusto?
Un impianto che lavora di continuo, aule che non raggiungono la temperatura desiderata e consumi elevati non significano per forza che serva una nuova caldaia. Spesso il problema sta nella distribuzione del calore, nelle dispersioni o nella regolazione, e una consulenza serve a individuarlo prima di decidere.
I segnali da riconoscere:
- la caldaia lavora di continuo, anche quando fuori non fa particolarmente freddo;
- alcune aule restano fredde mentre altre sono troppo calde;
- tutti gli ambienti ricevono lo stesso calore per tutta la giornata, anche quando sono vuoti.
Una domanda utile. In quali ambienti il calore serve davvero, e a che ora? Se la risposta non è “dipende”, probabilmente nell’edificio non esiste una regolazione per ambiente. È il punto da cui partire per capire come ridurre i consumi di gas di una scuola con la centrale termica datata, prima di pensare a sostituirla.
Cosa si guarda durante un sopralluogo. In genere si osservano quattro cose: lo stato della centrale e di come produce il calore, la rete che lo porta ai radiatori e le dispersioni lungo il percorso, i radiatori e il modo in cui sono regolati, gli orari e l’uso reale di ogni ambiente. Il confronto tra queste quattro letture dice dove si perde efficienza, e quasi mai il punto è uno solo.
Dopo un intervento. Aspettare una stagione completa e confrontare gli stessi mesi, come in questo caso, è l’unico modo per sapere se ha funzionato.
Per approfondire. Se stai valutando interventi analoghi, trovi un quadro generale degli strumenti disponibili in incentivi per l’efficienza energetica 2026-2027 e in Conto Termico 3.0: la guida agli incentivi del GSE. Sono riferimenti di carattere generale, le indicazioni ENEA sull’efficienza energetica degli edifici completano il quadro.
Gestisci una scuola o un istituto? Parliamo di come migliorare comfort ed efficienza prima di pensare a una nuova caldaia: richiedi un primo prospetto gratuito.
In sintesi.
Un buon intervento energetico in una scuola si misura in bolletta, ma prima di tutto negli ambienti in cui i bambini passano la giornata. Inwega affianca le realtà scolastiche nell’analisi degli impianti e delle forniture e nella ricerca di soluzioni adatte alle loro esigenze.

