Con il prezzo tutelato della materia prima gas a circa 84 c€/Smc a settembre 2026 e con il PSV già salito in ottobre intorno a 90-95 c€/Smc, il riscaldamento degli spazi professionali tornerà a pesare in bolletta più di quanto molti si aspettino. Le stime disponibili indicano ulteriori pressioni sui prezzi nell’anno termico 2026-2027, dell’ordine del 20% sui costi rispetto all’anno precedente. Per il contesto completo sui prezzi: crisi energetica 2026: cosa sta succedendo ai prezzi del gas.
Per contenere i costi relativi al riscaldamento invernale quest’anno sarà ancora più importante gestire meglio quello che già si ha: con accorgimenti che in molti casi non costano nulla, o costano pochissimo, e producono risparmi concreti sulla bolletta di gennaio.
Questo articolo è scritto per chi gestisce uno spazio professionale: uffici, capannoni, negozi, studi, condomini. Le logiche sono diverse da quelle domestiche: orari discontinui, volumi più grandi, responsabilità normative, e più leve d’azione. Ottobre è il momento giusto per agire, prima che la stagione entri nel vivo.
1. Verificare la programmazione oraria della caldaia prima dell’accensione stagionale.
La programmazione del riscaldamento è la leva a costo zero con il maggiore impatto. Una caldaia che si accende un’ora prima del necessario, o che continua a riscaldare dopo la chiusura, consuma gas senza che nessuno ne benefici. Verificare e aggiornare il timer prima dell’accensione stagionale richiede 30 minuti, ma può eliminare settimane di consumo inutile spalmato sull’intera stagione.
In molti uffici e capannoni la programmazione non viene mai aggiornata: rimane quella impostata anni fa, con orari nel frattempo cambiati, oppure in modalità continua per un problema tecnico risolto male. Il risultato è una caldaia che scalda edifici vuoti nei fine settimana, nelle ore notturne e nei giorni di chiusura.
Due esempi concreti dai casi studio Inwega: la scuola paritaria prealpina che riscaldava d’estate perché la soglia antigelo era impostata a 16°C invece dei 6-8°C corretti. La palestra che accendeva la caldaia un’ora e mezza prima del primo cliente. In entrambi i casi, la correzione non è costata nulla.
Per gli spazi con orari irregolari, smart working o riunioni concentrate in certi giorni, un sistema di termoregolazione per zona è il passo successivo logico: permette di riscaldare solo dove serve, solo quando serve.
2. Non compensare il freddo alzando il termostato.
Ogni grado in più sul termostato aumenta il consumo di gas del 5-7% circa: una stima indicativa utile per capire l’ordine di grandezza, anche se il dato reale dipende dalla tipologia di edificio e dal sistema impiantistico. In un ufficio che porta la temperatura da 20°C a 22°C, il costo aggiuntivo sull’intera stagione può superare il 12-15% della bolletta gas. Rispettare i limiti di legge non è solo risparmio: è un obbligo normativo.
Il riferimento normativo è il D.P.R. 74/2013: per gli edifici non industriali la temperatura media ponderata massima è 20°C con tolleranza di +2°C; per edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili il limite è 18°C con tolleranza di +2°C. Il superamento dei limiti può esporre a sanzioni amministrative, nei casi e con le modalità previsti dalla normativa vigente.
Se i dipendenti avvertono freddo a 20°C, il problema è quasi sempre altrove: correnti d’aria da serramenti non sigillati, porte aperte, dispersioni non rilevate. Correggere la causa è più efficace e definitivo che alzare il termostato. Abbassare il termostato di un solo grado rispetto al livello attuale vale indicativamente il 5-7% di risparmio su tutta la stagione, con variazioni in base all’edificio e all’impianto.
Per le regole complete su temperature e orari per zona climatica: regole accensione riscaldamento: temperature e orari per zona climatica.
3. Fare la manutenzione della caldaia prima dell’accensione stagionale.
Una caldaia non revisionata da più di un anno lavora con un’efficienza inferiore del 5-10% rispetto alle prestazioni nominali. Il D.P.R. 74/2013 disciplina il controllo e la manutenzione degli impianti termici; le frequenze e gli obblighi dipendono dalla tipologia, dalla potenza e dalla classificazione dell’impianto. Per molte caldaie aziendali la manutenzione ordinaria annuale è la regola, ma va verificata la periodicità applicabile al singolo generatore. Il momento giusto per farla è settembre-ottobre: i tecnici sono meno occupati rispetto a dicembre, e c’è ancora tempo per intervenire su eventuali anomalie prima del picco invernale.
La manutenzione ordinaria include: pulizia del bruciatore, verifica della combustione, controllo delle valvole di sicurezza e regolazione della curva climatica. Un impianto che recupera il 5-7% di efficienza produce risparmi significativi in bolletta: l’importo preciso dipende dalle ore di funzionamento, dal carico termico effettivo e dal prezzo del gas, ma su un impianto di una certa dimensione il risparmio sulla stagione può essere considerevolmente superiore al costo della revisione annuale.
Il mancato rispetto dell’obbligo di manutenzione espone a sanzioni amministrative e, in caso di sinistro, a responsabilità civili e penali. Chi non l’ha ancora fatta ha ancora tempo per prenotare il tecnico.
Le indicazioni ENEA per la gestione degli impianti termici includono checklist operative utili per chi vuole prepararsi alla manutenzione con i dati alla mano.
4. Controllare le dispersioni prima che il calore esca.
Negli edifici produttivi e commerciali le dispersioni più comuni non sono visibili a occhio nudo. I principali punti critici: portoni industriali aperti durante il turno, guarnizioni dei serramenti deteriorate, passaggi di tubazioni non sigillati nelle pareti esterne. Una verifica semplice, come avvicinare la mano ai serramenti nelle prime giornate fredde, costa zero e identifica immediatamente i punti critici.
In un capannone, un portone frequentemente aperto può generare dispersioni rilevanti, soprattutto con vento sostenuto o differenze di temperatura significative tra interno ed esterno. L’entità dipende dalla dimensione del portone, dalla frequenza e dalla durata delle aperture, dalla temperatura esterna e dalla potenza installata: è uno degli sprechi che emerge con regolarità nelle analisi energetiche degli edifici produttivi e che va quantificato caso per caso.
Per strutture più grandi o con bollette inspiegabilmente alte rispetto al profilo atteso, una termografia a infrarossi è l’investimento più preciso: visualizza le zone di dispersione sulla mappa dell’edificio e permette interventi mirati. Per i portoni frequentemente aperti, le barriere d’aria calda sono efficaci e hanno un ritorno sull’investimento rapido.
5. Sfruttare le fasce orarie nella programmazione del riscaldamento.

Pre-riscaldare gli ambienti prima dell’orario di punta e sfruttare l’inerzia termica dell’edificio nelle ore centrali è una strategia usata sistematicamente dai grandi consumatori e applicabile senza investimenti anche alle PMI. In pratica: accensione 45-60 minuti prima dell’arrivo del personale, set-point leggermente ridotto nelle ore di massima occupazione, spegnimento anticipato di 30-45 minuti prima della fine del turno.
La logica termica è semplice: nelle ore di piena occupazione, il calore prodotto dalle persone presenti e dalle attrezzature attive contribuisce in modo misurabile al riscaldamento dell’ambiente. Un ufficio con 20 persone e 20 postazioni di lavoro genera calore endogeno significativo. Abbassare di 1-2°C il set-point in quelle ore non viene percepito, ma si vede in bolletta.
Spegnere o abbassare sensibilmente 30-45 minuti prima della chiusura funziona perché la struttura termica dell’edificio mantiene la temperatura per quel tempo. È un accorgimento che non richiede nessun investimento, solo la modifica del timer.
6. Gestire le zone non occupate in modo indipendente.
Riscaldare la sala riunioni come l’open space anche quando è vuota, o mantenere a 20°C il magazzino adiacente all’area produttiva, è uno degli sprechi più comuni e più facili da correggere. Valvole termostatiche sui radiatori delle zone a bassa occupazione (impostate a 14-16°C di base invece dei 20°C degli ambienti principali) costano 20-50 euro l’una e si installano in pochi minuti.
Il risparmio stimato nelle strutture con zone a bassa occupazione è tra il 15% e il 20% del consumo complessivo a stagione, senza toccare nulla negli ambienti effettivamente occupati. La sala riunioni usata 3 volte a settimana, il bagno degli ospiti, il corridoio di accesso al magazzino: tutti spazi che non richiedono i 20°C delle postazioni di lavoro.
Per i capannoni con zone di carico e scarico, le barriere d’aria calda sopra i portoni frequentemente aperti riducono le dispersioni durante la movimentazione senza bloccare l’operatività. Investimento contenuto, ritorno rapido.
7. Tenere conto degli apporti termici interni.
In un ufficio con 20 persone, server attivi e postazioni di lavoro, il calore prodotto internamente può coprire il 15-25% del fabbisogno termico nelle ore di piena occupazione. Tenerne conto nella programmazione della caldaia significa abbassare il set-point di 1-2°C durante quelle fasce senza che nessuno lo percepisca.
Il punto importante è che questo contributo scompare nelle ore di bassa occupazione o quando lo spazio è vuoto. La programmazione deve differenziare le fasce di piena occupazione (dove gli apporti interni sono significativi) da quelle di bassa frequenza (dove non ci sono). Una programmazione piatta ignora questa differenza e fa lavorare la caldaia alla stessa intensità in entrambe le situazioni.
I settori con apporti interni più significativi: uffici ad alta densità, laboratori informatici, centri server, sale macchine, cucine professionali. In questi ambienti, tenere conto degli apporti interni può valere anche il 20-30% del fabbisogno nelle ore di punta.
8. Valutare la contabilizzazione del calore nei condomini e negli edifici condivisi.
Per i condomini con riscaldamento centralizzato, la contabilizzazione individuale del calore è un obbligo previsto dal D.Lgs. 102/2014, ove tecnicamente ed economicamente fattibile, ed è anche una leva concreta di risparmio. Le riduzioni dei consumi documentate possono essere significative, ma l’entità dipende dall’edificio, dalla termoregolazione esistente e dai comportamenti degli utenti: i casi riportati in letteratura indicano range tipici del 15-25%, da intendersi come riferimento indicativo e non come risultato garantito.
La logica è diretta: quando ognuno paga in proporzione a quanto consuma davvero, il comportamento cambia. Abbassare il termostato durante le ore di assenza o durante la notte smette di essere un sacrificio astratto e diventa un risparmio misurabile in bolletta. Il collegamento tra azione e costo diventa immediato.
L’obbligo di contabilizzazione individuale è in vigore per i condomini con impianto centralizzato, nei casi in cui sia tecnicamente ed economicamente fattibile. Dal 1° gennaio 2027 i sistemi installati dopo il 25 ottobre 2020 devono essere dotati di lettura remota. L’azione pratica per gli amministratori: verificare lo stato della contabilizzazione e pianificare l’adeguamento prima dell’inverno se non è ancora presente.
9. Controllare l’accordo di fornitura gas prima che la stagione entri nel vivo.
Ottobre è il mese giusto per verificare tre cose: il tipo di accordo di fornitura (fisso o variabile), la data di scadenza e la competitività rispetto al mercato corrente. Con il PSV già intorno a 90-95 c€/Smc in ottobre 2026 e la volatilità dei mercati energetici, la scelta tra fisso e variabile non è mai stata così rilevante per le PMI con consumi significativi.
Chi ha un accordo di fornitura a prezzo variabile deve valutare se passare al fisso prima del picco invernale. Bloccare ora ha senso se i mercati a termine segnalano ulteriori rialzi nel primo trimestre 2027: il fisso protegge da quei rialzi al costo di perdere eventuali discese. Una valutazione che richiede dati di mercato aggiornati, non solo l’istinto.
Chi ha un accordo fisso scaduto o in scadenza deve agire prima del rinnovo automatico: è quasi sempre la condizione meno favorevole. Il fornitore rinnova alle condizioni che gli convengono, non a quelle di mercato.
Per orientarsi sulla scelta: prezzo fisso o variabile: come scegliere l’accordo di fornitura gas.
10. Leggere i dati di consumo durante la stagione, non solo a consuntivo.
Chi legge i consumi di riscaldamento solo in primavera, con la bolletta di conguaglio, non può più correggere nulla per la stagione appena chiusa. Chi accede ai dati mensili o settimanali durante la stagione può accorgersi subito di anomalie e intervenire mentre il margine c’è ancora.
Come accedere ai dati: molti contatori gas più recenti sono dotati di telelettura. La disponibilità, la granularità e le modalità di accesso ai dati dipendono però dal distributore e dal portale del fornitore: verificare direttamente con il proprio distributore cosa è disponibile e come accedervi.
I segnali di anomalia da riconoscere: un mese con consumi molto più alti del solito senza ragioni apparenti indica quasi sempre un problema operativo specifico, come una valvola aperta, una dispersione non rilevata o una caldaia bloccata in modalità continua per un guasto al termostato. Trovarlo in novembre costa molto meno che scoprirlo a febbraio.
Per strutture con consumi importanti, il monitoraggio energetico IoT in tempo reale trasforma la gestione del riscaldamento da reattiva a proattiva: gli alert automatici segnalano le anomalie prima che diventino costi. Approfondisci: monitoraggio energetico aziendale: come funziona e quanto si risparmia.
Non aspettare la prima bolletta alta.
Ogni anno, tra dicembre e gennaio, arrivano le prime bollette invernali e molti titolari si accorgono che qualcosa non va. A quel punto si può ancora intervenire, ma i margini si riducono: i manutentori sono occupati, i tempi per cambiare fornitore si allungano, il potere negoziale è inferiore.
Prepararsi adesso significa avere tempo, scelta e potere negoziale. Verificare la programmazione, fare la manutenzione, controllare l’accordo: sono azioni che costano poco o nulla e che valgono molto di più se fatte in ottobre rispetto a febbraio.
Se volete capire se la vostra struttura è pronta per l’inverno dal punto di vista energetico, siamo a disposizione per una valutazione: analisi bollette luce e gas.
Le domande più frequenti.
Qual è la temperatura massima consentita negli uffici in inverno? Il D.P.R. 74/2013 fissa per gli edifici non industriali una temperatura media ponderata massima di 20°C con tolleranza di +2°C; per edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili il limite è 18°C con tolleranza di +2°C. Il superamento dei limiti può esporre a sanzioni nelle modalità previste dalla normativa vigente, oltre a comportare consumi inutili.
Conviene abbassare il riscaldamento di notte o spegnerlo del tutto? Dipende dall’edificio. In strutture ben isolate, abbassare di 4-6°C è spesso più efficiente che spegnere completamente: il ripristino mattutino richiede meno energia totale. Spegnere completamente conviene nelle pause lunghe (weekend, festività) e negli edifici con scarsa inerzia termica.
La manutenzione annuale della caldaia è obbligatoria per le aziende? Il D.P.R. 74/2013 disciplina il controllo e la manutenzione degli impianti termici. Le frequenze e gli obblighi dipendono dalla tipologia, dalla potenza e dalla classificazione dell’impianto: per molte caldaie aziendali la manutenzione annuale è la regola, ma va verificata la periodicità applicabile al singolo generatore. Il mancato adempimento può esporre a sanzioni amministrative e, in caso di sinistro, a responsabilità civili e penali.
Come verifico se il mio accordo di fornitura gas è ancora competitivo? Confronta il prezzo al Smc in bolletta con il PSV del mese corrispondente, disponibile su mercatoelettrico.org. Tieni presente che il PSV è un riferimento all’ingrosso e non include trasporto, oneri, imposte e margine del fornitore. Il PSV di ottobre 2026 è risultato in aumento rispetto a settembre, con valori medi intorno a 0,90 €/Smc e punte prossime a 0,97 €/Smc. Se il tuo prezzo fisso è significativamente più alto di questi livelli, c’è margine di rinegoziazione da valutare. Inwega fa questa verifica gratuitamente.

